martedì 10 ottobre 2017

Il crescendo polpottiano


Chissà se gli americani, noti per delegare i propri interessi a chi si rivela sempre la biscia che si rivolta al ciarlatano, stanno capendo che aver affidato un paese strategico come l'Italia a ciò che restava del comunismo, la componente trotzkista internazionalista tanto cara ai neocon, ripassata nella padella globalista, è stata proprio una cattiva pensata.
Finchè hanno tenuto in piedi il teatrino della democrazia posticcia e la finta alternanza con il centrodestra di Berlusconi, con la pantomima dei governi di sinistra che evitavano di danneggiare Berlusconi e i governi Berlusconi che avevano bisogno della sinistra per non danneggiare gli interessi del cavaliere, tutto è sembrato funzionare. Male ma funzionava. Si poteva ancora addirittura votare.

Dopo il golpe del 2011 con il licenziamento in tronco manu judici di Berlusconi e il via libera dato ai sicari della UE e nonostante l'introduzione della figura del gatekeeper in seconda (il M5S) con mansioni di controllo sulla ditta appaltatice (PD) della demolizione controllata di ciò che restava della sovranità italiana, le cose sono andate precipitando. 
Una volta raggiunto il tanto agognato potere politico - promesso fin dai tempi dell'immunità dalle inchieste di Mani Pulite -, dopo aver conquistato quello giudiziario ed aver occupato il sistema mediatico e culturale, la vecchia anima liberticida del partitaccio rosso si è ringalluzzita e ora, più che a Berlinguer, sembra impegnata in un avvitamento polpottiano.
Perché, davvero, cercando all'indietro nella storia, l'unico regime  che mi viene in mente che abbia tentato altrettanto scientificamente di annientare il proprio popolo è il regime dei Khmer Rouge cambogiani. 
Non siamo (ancora) ai killing fields ma ogni atto di questo governo sembra votato al nostro annientamento. Facciamo un elenco delle sue infamie, che potete anche ampliare con i vostri contributi, in caso mi dimenticassi qualcosa?

* la distruzione del tessuto economico e della domanda interna;
* La strage delle PMI;
* La svendita delle migliori imprese, inclusi gli asset strategici, a interessi economici stranieri;
* La cessione gratuita e incomprensibile perfino di tratti di mare alla Francia;
* La tassazione vessatoria e dissennata nei confronti di chi in Italia produce;
* Il clima da leggi razziali che non fa mistero di voler privilegiare in futuro, su base razziale, appunto, i cosiddetti "nuovi italiani", inclusi soprattutto i clandestini senza alcun diritto di rimanere sul territorio;
* La scientifica opera di agevolazione dell'invasione del territorio da parte di individui sconosciuti, inclusi quelli potenzialmente pericolosi, che comporta inevitabilmente:
* la messa in pericolo dell'incolumità fisica e psicologica dei propri cittadini;
* la volontà di imporre l'assoggettamento degli italiani alle richieste degli stranieri, come nel caso dei "corsi di arabo per i bambini italiani";
* l'indifferenza nei confronti del disagio dei cittadini ed anzi, la loro stigmatizzazione come fascisti, xenofobi e razzisti;
* l'introduzione di leggi (come quella dei dieci vaccini obbligatori) che violano quelle parti della Costituzione che sanciscono il divieto del trattamento sanitario obbligatorio in assenza di situazioni particolari di emergenza;
* come contraltare, l'importazione senza controllo di individui provenienti da regioni del mondo dove sono endemiche malattie come malaria, AIDS, meningite, ecc;
* l'abbandono sociale sistematico di anziani, disabili e famiglie italiane in difficoltà;
* la distrazione di fondi provenienti dal lavoro italiano a favore del mantenimento di clandestini;
* la progressiva distruzione del welfare costruito sui contributi da lavoro dei cittadini italiani;
* la vendita, in dobloni sonanti, dei dati sensibili sanitari di milioni di italiani a multinazionali quali IBM e Glaxo per scopi non dichiarati;
* la volontà di introdurre prossimamente l'obbligo delle vaccinazioni anche per gli adulti, ulteriore atto incostituzionale di violazione della libertà di scelta e di integrità del proprio corpo;
* leggi che limitano la libertà di espressione, che violano la privacy individuale e introducono un regime di controllo poliziesco da polizia politica;
* l'insofferenza crescente nei confronti dell'inviolabilità della proprietà privata;
* la gestione della cosa pubblica affidata a persone non solo platealmente incompetenti ma ostentatamente prevenute nei confronti dei propri connazionali, tali da poter essere considerati veri e propri nemici interni;
* il collaborazionismo assurto a valore morale;
* lo stigma del razzismo e la valorizzazione morale dell'autorazzismo;
* la discriminazione nei confronti dei cittadini italiani quando vengono messi in competizione con gli "altri" (come nell'assegnazione di alloggi);
* l'introduzione dell'ideologia gender nella scuola;
* l'indottrinamento dei bambini atrtraverso i libri scolastici;
* la persecuzione del dissenso;
* la manipolazione continua dell'informazione;
* la volontà di creare, con leggi falsamente umanitarie come lo ius soli, truppe cammellate di elettori per sostituire quelli italiani in fuga;

ecc. ecc.

Fin dove potrebbe spingersi quest'opera di destabilizzazione senza provocare conseguenze sullo scacchiere internazionale? Secondo Raphel Lemkin, il creatore della definizione moderna di genocidio, ciò che ho elencato e che stiamo subendo come italiani, può essere indizio di genocidio culturale, precursore in altri tempi di genocidio vero e proprio ma il problema non è solo questo. 
Un'Italia definitivamente in mano a questi criminali a chi gioverebbe veramente? Si vocifera di un piano americano di intervento militare "in quei paesi NATO nei quali dovessero configurarsi situazioni di pericolo per gli interessi strategici degli Stati Uniti".
Tifare golpe o Navy Seals non è bello, ma non paiono esserci molte alternative, non potendo fermare in altro modo i nostri aguzzini. Ad esempio con una Mani Pulite 2.0 con gli interessi maturati dal 1992, e tutta per loro.

martedì 12 settembre 2017

Le fake news fanno male al re (e alle regine)


"Spesso in una propaganda del genere gli ingenui sono anzi gli strumenti migliori, perché vi portano una convinzione che agli altri sarebbe alquanto difficile fingere, e che è facilmente contagiosa. Ma dietro a tutto questo, almeno inizialmente, occorre che vi sia stata una azione assai più cosciente, una direzione che può venir soltanto da uomini sapienti perfettamente il fatto loro in ordine alle idee fatte circolare in tal guisa.
Noi abbiamo parlato di «idee», ma una tale parola qui calza assai poco, essendo evidente che nella fattispecie non si tratta per nulla di idee pure e nemmeno di alcunché che appartenga come che sia all’origine intellettuale. Si tratta, se si vuole, di idee false, ma sarebbe ancor meglio chiamarle «pseudoidee» destinate soprattutto a provocare reazioni sentimentali, questo essendo il mezzo più efficace e più facile per agire sulle masse.
Del resto, in questo ambito, le parole hanno una importanza maggiore dei concetti che esse dovrebbero esprimere e la gran parte degli «idoli» moderni non sono, invero, che parole, e noi ci troviamo dinanzi al curioso fenomeno noto sotto il nome di «verbalismo»: la sonorità delle parole basta a dare una illusione di pensiero."

(Renè Guènon - “La crisi del mondo moderno”)


Guardare i TG o leggere i giornali, ovvero informarsi su ciò che accade nel mondo attraverso i media mainstream (ovvero quelli ufficiali), rappresenta oramai la perfetta realizzazione della metafora nicciana del guardare dentro l'abisso per esserne al fine osservati. Non tanto per ciò che viene raccontato, il solito orrore quotidiano, ma per la consapevolezza che il racconto che viene proposto è una versione dei fatti, un'interpretazione che dobbiamo accettare in maniera acritica senza discuterla nonostante non corrisponda alla realtà che percepiamo. La versione dei fatti della Sovrastruttura.
E' un'esperienza nella quale si rischia seriamente di perdere il senso della separazione tra realtà e reality, tra vero e falso, tra mero resoconto di fatti e trama cinematografica; dove il livello di propaganda ha già oltrepassato l'orizzonte degli eventi della decenza e sta sprofondando nel buco nero della manipolazione assoluta da cui potrebbe non essere più possibile uscire. 
La psyop, l'operazione psicologica nella quale siamo immersi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, viene ultimamente spinta a livelli parossistici e appare sempre meno nascosta e più palese. Credendo di avere ancora a che fare con le folle di Gustave Le Bon alle quali, come sosteneva Benito Mussolini, “piace essere fottute”, la propaganda fa un uso talmente spregiudicato della finzione, della citazione cinematografica, dell'affabulazione controfattuale da fumetto o cartone animato e dell'utilizzo di stilemi di menzogna riconoscibilissimi e ricorrenti, che ormai sta svelando ogni suo trucco, perdendo così di "credibilità". 

L'esempio più evidente, tratto dalla cronaca di questi giorni, e ormai divenuto un classico della denuncia contro le fake news ufficiali, è l'insistenza dei TG nel continuare a definire “Canale di Sicilia” la zona a poche miglia dalla Libia, addirittura entro le sue acque territoriali, dove è ormai dimostrato operano navi delle ONG di concerto con navi d'appoggio alle piattaforme petrolifere, navi militari di vari paesi e mezzi delle nostre capitanerie di porto per travasare migliaia di persone al giorno da un continente all'altro. Senza alcuna prospettiva di una possibile conclusione pacifica, sia per chi arriva che per chi accoglie, di tale trasferimento, trattandosi per la stragrande maggioranza dei casi dello sbarco di migliaia di giovani uomini adulti assomiglianti in tutto e per tutto ad un esercito che sarebbe sorprendente non nascondesse propositi di conquista. 
Eppure la più colossale - per numeri - applicazione dell'arma dimigrazione di massa della storia, voluta da coloro che auspicano un unico governo mondiale che regni su una massa di decimati da lotte per l'ultima pagnotta rimasta, costretti a strapparsela camminando sui cadaveri lasciati dalle “guerre razziali”, viene mascherata, grazie alla propaganda, da grande operazione umanitaria.

L'atteggiamento dei media nei confronti dell'emergenza migranti non è razionale ma pedagogico e fondato interamente sulle emozioni. Siamo immersi nella parodia di una grande pulsione materna che vorrebbe abbracciare tutti e farsi assoluta accoglienza, ovvero passività, sul presupposto che bisogna amare anche chi non ci ama, anzi ci odia, come nel caso di chi persegue il Jihad contro gli “infedeli”, tanto un giorno egli “cambierà”, finirà soggiogato e convertito all'amore dal nostro amore illimitato. L'illimitatezza del godimento, uno dei principi edonistici fondanti del Sessantotto, diventa illimitatezza dell'irrazionalità.
La propaganda è sempre più oscenamente emotiva, piagnona, fondata sull'empatia ricattatoria dei “bambini morti” che, come ha osservato di recente lo psichiatra Serge Tisseron, punta alla generalizzazione di quella sensibilità morale tipicamente femminile che finisce per essere incompatibile con ciò che chiamiamo diritto. 
Addirittura il principio cristiano dell'impossibilità della misericordia senza giustizia viene trasmutato nell'imposizione della sola misericordia a senso unico in forma di buonismo, il che rappresenta l'uccisione di Dio che, per definizione, è Amore ma anche Giustizia e furiosissimo sdegno. Questo è un altro dei segni del carattere profondamente satanico della matrice ideologica di questo sciagurato inizio di millennio.

La Sovrastruttura, nella sua distruttività e profondo odio per l'Umanità, alimentato dall'invidia nei confronti di Dio, ha distillato il peggio della femmina – o meglio, della sua propria visione misogina della donna - e lo vaporizza sulla popolazione, come fosse un'arma chimica letale. La propaganda, per solidarietà con le “fottute” e per farsi comprendere meglio da esse, si è tagliata gli attributi e ragiona con la lucidità di chi è in preda alla sindrome premestruale. Essa si fa assurda, aggressiva, irrazionale, antilogica. Il suo linguaggio assume quella caratteristica di smielata letteratura da fotoromanzo che l'élite è convinta di poter dare in pasto al popolo, visto come insieme di servette e camerieri emasculati, spacciandogliela per realtà. Si potrebbero fare tanti esempi ma limitiamoci a quello paradigmatico dell'avventura fumettistica della cattura e uccisione di Osama Bin Laden. Sceneggiatura che è riuscita a superare l'immaginazione del film “Sesso e potere”, dove uno spin doctor inventa dal nulla una guerra per coprire lo scandalo sessuale che rischia di provocare l'impeachment del Presidente degli Stati Uniti. A chi volesse approfondire il discorso su propaganda, spin e frame, consiglio gli ottimi libri di Marcello Foa “Gli stregoni della notizia” e di Vladimiro Giacché “La fabbrica del falso”.

La pervasività della manipolazione propagandistica non implica che sia impossibile imparare a riconoscerla. Con un certo allenamento, decostruire la narrazione della propaganda diviene facile come togliere il ciuccio ad un bambino. In questo mio articolo sul blogi fornisco un mini-corso di sopravvivenza alla menzogna quotidiana seguendo quella che ho definito La Legge dell'Hamburger:

"Ogni messaggio veicolato dalla propaganda contiene una parte di verità (la polpetta), racchiusa tra strati di falsità (insalata, formaggio, maionese, pane, cipolla, peperone, spezie) che ne coprono ed alterano il sapore fino a nasconderlo."

Non dovremmo davvero dover passare tanto del nostro tempo prezioso a cercare di decifrare i messaggi di quella macchina Enigma che è diventata l'informazione, ma tant'è. Il doverlo fare ci espone anche a rischi di altro genere.
Il dogma mondialista dell'eliminazione delle frontiere, il suo dilagare neoplastico in ogni cellula del tessuto sociale, riguarda ormai anche i confini, fondamentali, dell'IO, ovvero della parte cosciente e razionale della nostra psiche. Quei confini, tra percezione ed allucinazione, tra mondo reale ed immaginario, che normalmente, se preservati, ci impediscono di cadere nella scissione della follia. 
Quando ascoltiamo la versione dei fatti mediata e distorta dalla propaganda e siamo indotti a credere le cose più assurde, non solo rischiamo di cadere in una sindrome no-borderline indotta, ma ci accorgiamo di essere ammessi al privilegio di sperimentare la vertigine della follia istituzionalizzata, l'ora d'aria quotidiana nel delirio. "Siate affamati, siate folli", lasciò profeticamente detto e non a caso il più celebre "profugo" siriano, una volta divenuto creatore di costosissimi gingilli high-tech, la leggenda dice preconizzati grazie alle visioni offerte da trip lisergici.

La concessione da parte del potere elitario del privilegio di essere folli a comando, oppure un domani di poter assumere liberamente droghe, come ha ventilato il solito George Soros, assomiglia a quella che permette a determinate umanità colorate di poter agire il razzismo fino all'eliminazionismo nei confronti di altre (vedi "Black Lives Matter" e tutta la narrazione contro il "suprematismo del maschio bianco") mentre ad altre è vietato. Un'élite che quindi si diverte a spostare su un mixer ideale le leve dei sentimenti, delle passioni, degli atteggiamenti e dei pregiudizi: su il pietismo, giù il nazionalismo, un po' di effetto eco autorazzista, un vibrato buonista, e vai con le grancasse dell'irreversibilità made in TINA (There Is No Alternative).
Un gioco crudele di cui Blue Whale, l'ultima probabile trovata della propaganda anti-russa e anti-Internet, non è che il pallido riflesso su scala individuale. In questo caso, per applicare la legge dell'hamrburger, la polpetta di verità consiste nella facilità con la quale non solo da oggi si può indurre al suicidio adolescenti predisposti alla depressione. 

La propaganda è dunque riconoscibile ma è comunque invincibile? L'imprevisto, il cigno nero che compare all'improvviso nei piani della Sovrastruttura è che la conseguenza logica di questo processo di emotivizzazione della realtà e di spinta sul pedale dell'assurdo e dell'incredibile è che la propaganda perde i suoi superpoteri di persuasione, insomma non la crediamo più. 
Chi la costruisce e diffonde sotto forma di psyop appare sempre più incurante del senso del ridicolo delle sue argomentazioni, ma chi la subisce si è addestrato, per legittima difesa, al fact checking e all'incredulità acquisita proprio grazie alle sparate sempre più inverosimili che gli tocca di ascoltare. Tipicamente, per fare un esempio, ci siamo disinteressati di economia fintanto che l'economia non ha iniziato ad interessarsi pesantemente a noi ed alla nostra sopravvivenza. E, paradossalmente, ci stiamo difendendo grazie ad un mezzo messo a nostra disposizione proprio dal potere. L'ex strumento di scambio di informazioni istituzionali Arpanet, demilitarizzato e impacchettato come neo tempio dei mercanti chiamato Internet, ora è sempre più un'agorà, forse l'ultimo spazio rimasto di democrazia dal basso.

Difatti, se ai tempi di Joseph Goebbels, quando c'era solo un abbozzo di moderna società della comunicazione, poteva essere vero che "una bugia, tanto più grossa fosse stata, tanto più sarebbe stata creduta", oggi questo postulato sta diventando sempre meno valido, grazie all'interconnessione di milioni di nodi di una rete di comunicazione che, più che virtuale, è ormai neuronale, ovvero fisica e nella quale ogni nodo, ovvero ognuno di noi, è in grado di produrre informazione e soprattutto controllare, confermare o confutare quella altrui, soprattutto quella fornita dalla propaganda. Il che ovviamente non toglie che, anche dal basso, vengano create falsità, manipolazioni e strumentalizzazioni che è giusto smascherare.

Ecco quindi che, come contromisura, nel tentativo di arginare nel pubblico il rigurgito della propaganda somministrata con l'imbuto, viene creato il concetto di fake news, ovvero di “notizie false”, vera e propria Eresia dei nostri tempi, da punire con la Santa Inquisizione affidata, in omaggio alla femminilizzazione generale, alle Inquisitore. Fake news che non sono ovviamente, come si potrebbe pensare e come il bimbo della fiaba dei “Vestiti nuovi dell'Imperatore” griderebbe, il chiamare Canale di Sicilia le acque territoriali libiche, ma qualunque opinione divergente da quella che nasce con le parole tratte dal vocabolario ufficiale della propaganda e nelle fucine dove operano i fabbri che martellano ogni giorno la stessa narrazione ufficiale:

“La crisi è provocata dal debito pubblico; uscire dall'euro sarebbe una catastrofe [guardate la Grecia che nell'euro è costretta a rimanere in che catastrofe reale è sprofondata, ndr]; i migranti ci pagheranno le pensioni, fuggono dalla fame e dalla guerra; abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi; le fake news sono fabbricate dalla Russia; dobbiamo fare gli Stati Uniti d'Europa per evitare che tornino i nazionalismi che provocano le guerre; non ci meritavamo di entrare nell'euro; i migranti economici fuggono dalla siccità del lago Ciad; i matrimoni islamici con le bambine sono interconnessi con il cambiamento climatico.”

Queste affermazioni, tutte falsificabili scientificamente sono trasformate in verità dalla Sovrastruttura utilizzando il pensiero magico, e la loro confutazione, al contrario, diventa falsità, perché non sono ammessi dubbi e falle nella credulità popolare.
Ovvero, “non dovete credere alle vostre orecchie ma solo a quello che vi diciamo noi”. Il che fa il paio con il secondo postulato: "Non dovete credere nemmeno ai vostri occhi ma a quello che vi diciamo noi di vedere". Come quando assistiamo alla polverizzazione di due grattacieli con struttura in acciaio e ci viene da pensare ad una demolizione controllata compiuta con un nuovo tipo di esplosivo mai utilizzato in precedenza; loro rispondono con la solita fallacia dell'argumentum ab auctoritate, e, guardandoci con il tipico sguardo di commiserazione del debunker, raccontano che "gli esperti hanno affermato che i grattacieli in acciaio colpiti da un incendio come quello si sciolgono per il calore. Lo sanno tutti."
ChelseaClinton può delirare sulle spose bambine, noi non possiamo citare i documenti ufficiali e le decine di altri presenti su Wikileaks che documentano l'utilizzo di operazioni di manipolazione climatica industriale e militare mediante irrorazione ed inseminazione delle nuvole. Jean Claude Juncker può straparlare di suoi colloqui con “abitanti di altri pianeti”, noi non possiamo reclamare, assieme ad alcuni scienziati, che di una serie di vaccini da somministrare coattivamente ai nostri figli senza requisiti di emergenza sanitaria, pena la revoca della potestà genitoriale in caso di rifiuto (una cosa inaudita), sia per lo meno garantita la sicurezza ed atossicità. 

La reazione del potere a questa ribellione alla versione ufficiale è furente. I proclami del potere sono dogmi; le nostre domande, i nostri dubbi, sono “bufale”. Chi si ostina a non sottomettersi sarà punito. Ecco quindi riemergere, periodicamente, la campagna contro le fake news, ovvero contro il dissenso.
L'ultimo DDL presentato qualche mese fa contro le fake news rappresenta l'ennesimo tentativo dei molti già abortiti di imporre il bavaglio alla Rete ma in particolar modo stabilisce una tale sequenza di aberrazioni giuridiche, oltre al solito stupro costituzionale aggravato, che vorrò proprio vedere, dovesse disgraziatamente passare prima o poi, quale giudice avrà il coraggio di applicarlo e di comminare ai "colpevoli" le sanzioni pecuniarie e il carcere. 
La distinzione tra testata registrata e blog, con la sostanziale licenza di menzogna sancita per legge per i giornali (che dovranno diventare automaticamente di regime se vorranno sopravvivere) è talmente enorme che non vale la pena commentarla e l'impossibilità di stabilire cosa sia in grado di "minare il processo democratico", senza essere passati prima per una definizione di "processo democratico", ne sancisce l'inapplicabilità pratica. Ovvero, questo è un testo improponibile in un regime democratico e applicabile solo in un contesto autoritario dove la legge è fatta a immagine e somiglianza del regime e gli asini, contro ogni evidenza, possono volare. Dove quindi può esistere solo la Menzogna Suprema.
Non mi meraviglia che questo testo illegittimo sia stato firmato da tutti i gruppi parlamentari di un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta. Un testo che è espressione della disperazione di chi non è più capace di contenere il consenso e che può mantenerlo artificialmente solo attraverso la deriva autoritaria.

Un Parlamento dove pure, come rivelano alcuni senatori, l'opposizione viene fatta ogni giorno e con forza ma i media si incaricano di non raccontarla, ottenendo il risultato di oscurarla. In effetti, è proprio questa l'impressione finale e voluta: che in Italia l'opposizione non esista. 

La lotta contro il dissenso, chiamato fake news, non potrà che essere sempre più accesa, man mano che la Sovrastruttura sarà costretta a mostrare il suo volto più terribile e privato delle maschere di convenienza. Del resto, nel corso dei vari incontri tra i membri dell'élite sovranazionale, si parla apertamente di rischi legati alla manifestazione democratica della volontà popolare e della necessità di superarli con ogni mezzo, esprimendo “il bisogno di proteggere meglio inostri sistemi di controllo qualità dell’informazione”. Ad esempio con la repressione che, per una fonte di informazione alternativa e personale, può essere sufficientemente intimidatoria attraverso l'applicazione di una esosa sanzione pecuniaria o l'obbligo di rivolgersi ad un legale per la tutela dei propri diritti costituzionali di libertà di espressione.

Per concludere, le fake news non sono altro che la semplice opinione diversa, l'altra campana, ma soprattutto tutto ciò che fa male al re, al ricco, al cardinale e ai loro innumerevoli e volonterosi servi.



Articolo pubblicato sul numero 6 di Puntozero (Nexus Edizioni)

mercoledì 30 agosto 2017

La principessa sul pisello - 20th Anniversary Edition



Nel 2006, su Diana Spencer scrivevo:

In occasione degli anniversari di morte si dovrebbe avere più rispetto di coloro che ‘a livella rende tutti uguali, anche di fronte alla pietà ma, a quanto pare, nemmeno essere state principesse da vive impedisce che i cronisti “cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti, e si direbbe proprio compiaciuti”, come li definiva Giorgio Gaber, si trattengano dal grufolamento.
La nota rivista “Chi”, che potrebbe fregiarsi a ragione del sottotitolo “se ne frega”, ha pubblicato con grande nocumento dei sudditi di Sua Maestà britannica le ultime immagini della principessa Diana morente. Fin dal 1997 erano girate nel profondo web foto del genere ma queste vengono venduto come quelle “origginali”. E tutto ciò per promuovere l’ennesimo libro, scritto da un certo Jean Michel Caradec'h, autore di “Diana, l'indagine criminale”. Uno il cui cognome termina apostrofo h non deve avere una vita molto facile negli uffici pubblici.

Ciò che però rende queste nuove rivelazioni sulla morte della principessa particolarmente concupite dalla stampa sono alcuni particolari a luci rosse che aprirebbero nuovi scenari sulle vere ragioni dell’incidente.
Non giriamoci tanto intorno. Il povero autista Henri Paul, come in un qualunque film pecoreccio italiano anni '70 con Alvaro Vitali, era distratto da ciò che stava accadendo sui sedili posteriori della Mercedes: Lo sciagurato allungò troppo il collo e non vide il pilone sopraggiungere, altro che Uno Bianca e servizi deviati. Gli unici servizi erano quelli idraulici che  - Dio mi riperdoni - la principessa era intenta a praticare al Dodi. Questa ipotesi nascerebbe dal fatto che il fidanzato egiziano fu ritrovato con la patta slacciata. 

Mah, io dico, ammesso che la faccenda sia vera, si rendono conto questi signori che pubblicando tali notizie, oltre a prolungare di qualche anno la psicoterapia dei figlioli della defunta, probabilmente stanno già offrendo lo spunto per il pornazzo di rito dal titolo “La principessa lo prende nel tunnel”? 
Che miserie! Ma ve li ricordate i funerali in diretta e in mondovisione, con il cordoglio di un intero globo terracqueo, le lacrime dei compassati inglesi che scendevano copiose ad annacquare il tè e le migliaia di fiori e pupazzetti attaccati ai cancelli di Buckingham Palace? Elton John vestito da iettatore rock che le cantava la solita canzone da requiem, non una nuova di zecca ma una sua vecchia lagna rimaneggiata per l’occasione; gli amici un po’ così in lacrime, la suocera dallo sguardo da poker. Senza contare l'ex marito al quale il subconscio faceva pensare “Già...! Ora mammà non potrà più rompermi i maroni con Camilla”. E poi il j'accuse del fratello, la sepoltura nel mausoleo e l’invocazione della canonizzazione immediata, propiziata dalla morte avvenuta quasi all’unisono con quella di Madre Teresa?

Dopo quasi dieci anni tutta questa sofferenza sembra essere finita nel dimenticatoio e il mito è stato sottoposto a demolizione controllata come una Punta Perotti qualunque. E per giunta con una bella dose di zolfo. La bella Diana, prima monica poi dimonia.
Che l’antesignana delle Sante Subito fosse in realtà una che amava rendere la pariglia ce lo suggerirono quando leggemmo che, pur giunta illibata alle nozze con il Principe Racchio si era messa velocemente in pari collezionando, si dicono, una quattordicina di amanti.
Quando venne fuori la storia dell’amante Hewitt mezza corte inglese si battè la fronte ed esclamò “Ecco a chi assomigliava il principino Henry!”. Nel suo ultimo anno di vita due scuole di pensiero si confrontarono sulle affascinanti ipotesi attorno all’ultimo amante e sulla paternità del presunto figlio che Diana si diceva attendesse: la scuola di Francoforte propendeva per il pakistano (nel senso di uomo nato in Pakistan), quella di San Francisco era invece per l’ipotesi Dodi Al Fayed. In entrambi i casi si trattava di musulmani. Assurdo pensare che la Corte inglese potesse acconsentire alle nozze.
Il mancato suocero bottegaio di lusso Al Fayed la mena da anni con il complotto dell’MI6 e intanto vende le tazze serigrafate con le mortine dei due amanti nel suo supermercato di lusso, le quali però cominciano ad accumularsi pericolosamente tra l’invenduto.
Il vedovo consolabile si è finalmente accasato con la donna della sua vita Camilla. L’amore inossidabile ha trionfato e i due non fanno più notizia. Lei, Camilla, da carogna finita quale era dipinta, è diventata simpatica e perfino attraente, forse per qualche magia di Harry Potter. I due figlioli della morta le vogliono perfino bene e la regal suocera ha ritrovato il sorriso.

La stampa, non sapendo cosa farsene di un cadavere ormai inutile cerca di liberarsene, una rivelazione sempre più scabrosa alla volta. E la povera Diana che in fondo, dopo aver visto svanire la sua immensa ambizione di diventare la vera regina d’Inghilterra si accorse di essersi si è sbattuta tanto per niente, ora rischia o di essere equiparata a quella sciacquetta di Monica Lewinski o di essere addirittura dimenticata. “Diana chi”?

(31 agosto 2006)




Rileggendo la chiosa del mio vecchio post capisco perché a volte mi faccio realmente paura. Ecco infatti, ieri, comparire sul Twitter questo agghiacciante segno dei tempi. Vi spiego perché agghiacciante.
Detto che la dolce Ofresia probabilmente era appena nata quando la Diana Morta moriva e ci lasciava, e ciò costituisce perciò attenuante, il fatto che la più inquietante delle zie, la Zia Profe (come direbbe Il Pedante), si sia avverata, mi mette addosso una grande tristezza.
Sarà l'atmosfera da smobilitazione di una civiltà ma ogni atto di ostilità - fosse solo l'indifferenza o l'inconoscenza - verso il nostro passato mi fa sentire una sopravvissuta e ancora più vecchia di quanto io sia. Una specie di prigioniera del passato e di vecchi ricordi ammuffiti. La sensazione di viale del tramonto del resto è lo sgradevole effetto collaterale della maturità e relativa saggezza.

Un'altra cosa che mi rattrista è il fatto che, a differenza di nove anni fa quando, come avete letto, il tono delle commemorazioni non escludeva la voglia di smontare il mito e infrangere l'idolo, ridurlo alla pari con i comuni mortali, fatti di luci ed ombre e non solo circonfusi di luce divina, se non addirittura di combatterne la stucchevole perfezione costruita mediaticamente (dopo tutto si era divertita anche lei alla fine, và!), oggi Diana è stata di nuovo riportata alla monodimensione di Santità a suo tempo plasmata dagli spin doctor di Tony Blair. Furono loro infatti a coniare il termine "principessa del popolo", nient'altro che la furba riedizione della "Santa Evita" di Rice & Webber, per accaparrarsi il copyright su colei che, fosse vissuta, avrebbero cercato di far diventare la Madonninachepiange vivente del NWO.

Ieri infatti guardavo un documentario inedito sulle "nuove rivelazioni dalle interviste segrete di Diana", ed è stata sensazione di blairismo puro, oltre che esperienza quasi da apparizione mariana. Il terzo segreto di Diana, insomma.
Sparite le ombre, o semplicemente le debolezze dell'umana creatura (vivaddio), e le sconcezze iconoclaste, è tornata la Martire, la Perseguitata (perché buona e uman(itari)a) dalla Reginacattiva, dal Marito Sociopatico e Anaffettivo, da Quellaltra, dalle regole della corte, dalla Ragion di Stato e, alla fine, quasi si sentivano le catene trascinate dai fantasmi di Anna Bolena e delle altre infelici mogli di Enrico VIII.
Gli amori di Diana, gettati alle belve affamate dieci anni fa, spariti. Solo il Dodi, citato di striscio alla fine perché non si poteva proprio evitarlo. Una Diana non solo martire ma ritornata anche vergine.

La "versione di Diana" è risultata talmente di parte, vittimistica, autoassolutoria ed infantile di ritorno, da risultare francamente inverosimile. Nessun cenno, ad esempio, trattandosi di matrimonio combinato, alla nota propensione delle ambiziosissime famiglie nobili inglesi ad infilare le figlie, anche due alla volta, nei letti dei re o futuri tali, sapendo che saranno principalmente delle fattrici in eterna competizione con le amanti ufficiali e nemmeno alla eguale sfrenata ambizione delle pulzelle a diventare regine. Se i Windsor la "comprarono" al mercato delle vergini, è pur vero che i suoi la vendettero e che lei "sapeva che il suo destino era diventare regina". Credere nelle favole non è mai salutare.
E poi, parlando di strategia matrimoniale, vuoi proprio che la fanciulla non abbia commesso l'eterno errore fatale e banale delle donne sposate con chi non le ama: ovvero il "Riuscirò a cambiarlo"?

Fosse vissuta, probabilmente l'avrebbe ormai ammesso anche lei. Avrebbe riconosciuto che quando un uomo si imprinta su una certa donna non c'è verso e che le vie dei grandi amori, quale si è dimostrato quello tra Carlo e Camilla, sono misteriose. Meglio non separare coloro che non sono destinati a sopravviversi ma a morire a un giorno di distanza l'uno dall'altro, come i gemelli siamesi.
Sono cose che però si capiscono solo da vecchie, o da non più tanto giovani, se preferite. Sui cinquanta inoltrati, insomma, quando la saggezza maturata sulle mazzate ricevute per decenni comincia a farsi apprezzare come il migliore dei vini d'annata e scopri che non te ne frega più niente.
Guardando il documentario lacrimogeno ho pensato che io e la mia doppia*, viva ed invecchiata come me, potremmo sederci a sorseggiare assieme un bicchiere di quel vino, facendoci una risata sulle reciproche depressioni giovanili.
(*Quando Diana era in piena auge tutti mi dicevano che ero la sua sosia e, in effetti, oltre ad avere la stessa età ed assomigliarle fisicamente in modo assai inquietante, nemmeno io allora ero proprio il ritratto della felicità).

L'anniversario della morte di Diana tuttavia è perfetto come segno del cambiamento avvenuto in vent'anni - soprattutto se pensiamo che l'Inghilterra di allora, come appare nel video dei funerali, sembra un paese ormai scomparso, abitato com'era ancora soprattutto da inglesi - ma anche come presagio per i tempi futuri.
A questo proposito è curioso che, per la rievocazione mediatica da ventennale, si sia scelta la versione riverginazione in senso vittimista di Diana, rispetto a quella della Diana multiculti dagli amori musulmani allora osteggiati - e perfino motivo del fantomatico complotto per assassinarla - che oggi invece sarebbero di grande tendenza e da sbandierare con orgoglio globalitario.
Forse in questi tempi che stanno diventando ultra-arrabbiati contro tutto ciò che Diana era stata designata a rappresentare, visto che il buonismo piagnone ormai sta facendo volare boomerang a tutto spiano, è prevalsa la scelta di racchiudere il testimonial nella corazza protettiva del sacro e dell'empatia da moglie tradita in grado di ammansire le tricoteuses, nella certezza che, di Diana, per fortuna si parlerà al massimo fino al 1° di settembre, non oltre. Il quarto d'ora di celebrità di Andy Warhol del resto ormai sta già sotto il minuto scarso.
Il nostro destino, borghesi di merda o principesse infelici, è il "di chi parla" di Ofresia.

Per chi vuole completare l'offerta "tre per due", c'è "Racchio e Camilla, o la rivincita della carampana".

giovedì 24 agosto 2017

Bianchi, ecco per voi 10 richieste da parte di una leader di Black Lives Matter


Articolo autentico, pubblicato su LeoWeekly il 16 agosto da una certa Chanelle Helm, la dolce fanciulla qui sopra raffigurata, leader di Black Lives Matter. Un decalogo partorito con dolore, dice lei, in risposta ai fatti di Charlottesville (provocati dalla stessa teppaglia della quale è portavocessa.) 
Sentite cosa mette in testa a questa fauna freak progressista colui che assisteva, divertendosi come un matto, agli espropri delle proprietà degli ebrei da parte dei nazisti.

Buona lettura (si fa per dire).


"Bianchi, ecco per voi 10 richieste da parte di una leader di Black Lives Matter"

Scrive la dolce Chanelle, novella Mosè intersezionale alla quale il Dio Globalista ha consegnato le tavole della guerra civile:

"Alcune cose alle quali sto pensando e che dovrebbero cambiare:

1. Bianchi, se non avete discendenti, cedete le vostre proprietà a una famiglia nera o mulatta. Preferibilmente ad una di quelle che vivono in povertà generazionale.

2. Bianchi, se state ereditando una proprietà che intendete poi rivendere, regalatela ad una famiglia nera o mulatta. Potrete ottenere la stessa cifra in qualsiasi altro modo, visto che siete bianchi privilegiati.

3. Se sei un costruttore o proprietario di residenze condominiali, costruisci in un quartiere nero o mulatto e lascia che le persone nere abitino la casa gratuitamente.

4. Bianchi, se potete permettervi di trasferirvi in una casa più piccola, cedete la casa che abitate ad una famiglia nera o mulatta.

5.  Se qualcuno dei vostri eredi è uno stronzo razzista, cambiate il testamento e lasciate le vostre proprietà a una famiglia nera o mulatta. Preferibilmente ad una famiglia povera.

6. Bianchi, rivedete il vostro budget mensile in modo da poter donare ai fondi per l'acquisto di terreni da parte di neri.

7. Bianchi, mi rivolgo in special modo alle donne bianche (visto che è la loro questa è la specialità): fate licenziare un razzista. Sapete quello che dicono, cazzo. Se li ignorate, siete loro complici. Se il tuo capo è un razzista, fai licenziare anche lui.

8. Se quei bianchi dal cazzo piccolo del Klan, i nazisti e gli altri verranno comunque reintegrati, insistete a farli licenziare, anche chiamando la polizia. 

9. OK, ancora sul numero 8: se senti qualche bianco al lavoro o in altro luogo elogiare le azioni di ieri (si riferisce ai disordini di Charlottesville n.d.t.), in primo luogo fotografalo. Prendi il suo nome e acquisisci maggiori informazioni su di lui. Fai l'inferno, scopri dove lavora, fallo licenziare. In ogni caso affrontalo e, visto che hai le mani, usale.

10. Infine, caro bianco, impegnati a fare due cose: combattere la supremazia bianca dove e come puoi (questo non significa mettersi a fare il lavoro a maglia, a meno che tu non faccia sciarpe per i bambini neri e mulatti in difficoltà) e finanziare le persone nere e mulatte e il loro lavoro."


Questi poveracci mentali di BLM sono manipolati, è ovvio, ingozzati come oche da foie-gras di razzismo da ingollare a volontà senza tema di essere puniti; sono caricati a molla per una guerra preparata da chi vuole il Caos, però nel loro sogno genocidario ci sguazzano volentieri, non vi è dubbio. E, ma non lo capiscono, finiscono come ghiozzi nella rete di chi li odia più di quanto odi noi bianchi. 
Chi infatti, dopo aver letto le richieste da nulla di Chanelle, non sarebbe tentato di considerare confermata l'idea che i ne(g)ri non siano altro che dei parassiti sfaccendati? Chi gira la chiavetta dietro la schiena di Chanelle per farla vomitare a comando è lo stesso che spera che i bianchi si incazzino e che, di quelli come lei, ne facciano fuori qualche milionata. Non ci avevate pensato, eh?

Chi ci andrebbe di mezzo sarebbero gli altri, gli afroamericani (lei li chiama solo neri e marroni, notato?) che si prendono le botte dai BLM perché non condividono il loro controrazzismo antibianco, sono magari conservatori, non sono convinti che si debba gettare il bambino del liberalismo con l'acqua sporca del neoliberismo e tantomeno considererebbero dignitoso essere risospinti nella piantagione dell'ozioso assistenzialismo, considerati solo come bruti da scatenare alla bisogna contro il nemico. Un destino che il Mangiafoco ungherese sembra voler far loro condividere con i migranti africani portati qui nella Fortezza Bastiani a far niente in attesa non si sa bene di che cosa e di quale nemico da affrontare.
La cosa più ingiusta che possiate fare è credere che questa Chanelle rappresenti qualcuno di coloro che pretende di rappresentare. Se pensate che gli afroamericani siano tutti rappresentabili dalla fogna satanica di BLM cercate su Youtube e Twitter le reazioni degli afroamericani al Decalogo della pitonessa. Ce ne sono di divertite, di scandalizzate, di incazzate, di imbarazzate. Tutte concordano su questo punto, quasi incomprensibile gli europei abituati ad essere accompagnati per mano dalla collettività attraverso il proprio istituzionalizzato fallimento personale: che ne è del sogno americano, Chanelle? Del volersi fare strada con i propri mezzi ed essere orgogliosi di avercela fatta, perfino avendo la pelle nera? 
Il problema del decalogo non sarebbe poi nemmeno il suo ultrarazzismo, talmente becero da essere giustamente rifiutato da qualunque lettore senziente, di qualsiasi colore egli sia, ma il contenuto ideologico sottostante.
Qui siamo oltre ogni possibile idea di patrimoniale che qualche ministro piddino o cascame dell'ultrasinistra possa concepire dopo una seduta di funghetti allucinogeni. La follia di questa tizia, perfettamente funzionale al neototalitarismo NWO che per i ricchi prevede l'anarchia creativa e per i poveri il collettivismo della mediocrità, denota le sue ineffabili radici ideologiche. Non si partorisce un mostro simile se non si è copulato con l'idea che la proprietà privata sia un furto. 
Ella segue le medesime linee guida che, ad esempio, in Sudafrica sono il verbo dei partiti di ispirazione marxista come l'ANC di governo e l'EFF di Julius Malema (qualcuno dirà che non sono veri marxisti), e che economisti au caviar come Piketty considerano con favore: ovvero l'esproprio delle terre dei bianchi in favore dei neri eseguito per principio e non per necessità. Se poi il bianco diventa nemico di classe in sé, al quale si può espropriare anche l'esistenza, non bisogna meravigliarsi della mattanza dei farmers  - il "we will kill the Boers" a suo tempo cantato perfino dal Santo Mandela divenuto realtà.

Non so cosa debba ancora accadere, che le Chanelle di tutto il mondo si uniscano, prendano il potere e scannino tutti, affinché la si smetta di credere che sia ancora possibile ragionare con chi vuole sostituirci - in quanto cittadini ancora memori del significato della democrazia e testimoni dei tempi in cui essa era un valore - utilizzando gli stessi metodi di coloro che proclama a gran voce di combattere. Non sentite puzza di Gestapo ma anche di Stasi nella prosa che avete gustato (ai punti 7, 8 e 9)? Strano, perché è pungente e ammorba come quello di un cadavere. 
Illudersi di non essere coinvolti da questo clima pre-catastrofico perché magari buoni, progressisti e preoccupati di mantenere un punto di vista sempre rigorosamente democratico e lottadiclassista della questione, vedendo i "black & brown" come l'ennesima evoluzione del pupazzetto simpatico e portafortuna del Buon Selvaggio che non potrà mai ritorcersi contro il Buon Bianco Democratico è un errore da schermata blu. Anzi da crash totale del sistema.

Se pensate poi che la manovra a tenaglia di Mangiafoco prevede che i neri vi odino come bianchi (odio razziale) e i musulmani vi combattano come infedeli (odio religioso), non trovate ciò assolutamente fantastico? 
No, ma voi preoccupatevi piuttosto di non finire troppo a destra e che non vi sia una "vera sinistra" da far risorgere alle prossime elezioni.


venerdì 18 agosto 2017

L'ossitocina è vicina

dal film "Cloud Atlas" delle fratelle Wachowski.

Sono sicura che avete un'idea romantica della Scienza: i Pasteur, le Marie Curie, gli alambicchi, le storte. Le grandi scoperte, i grandi scienziati, devoti solo al bene dell'Umanità ed al Progresso. Sempre e comunque illuminati dalla Razionalità e nei secoli fedeli al Metodo Scientifico. Pronti a stracciare e rinunciare ad aver ragione se non si riesce a falsificare l'ipotesi nulla.
E' la stessa idea che avevo anch'io prima di frequentare, tanto tempo fa, una facoltà scientifica, dove ho conosciuto l'ottusità, la piccolezza e la devastante risibile inutilità di gran parte della cosiddetta ricerca. 
Oggi, per giunta, come ci ha edotto il Pedante nel suo mirabile articolo, che vi esorto a leggere e dal quale estraggo una grande verità:
tratto da "Ha vinto Lascienza" - Il Pedante

siamo dominati da Lascienza e da Gliscienziati, che sono la più precisa ed involuta incarnazione di quel clero universitario di cui parlava il mai abbastanza compianto Costanzo Preve. 
Lascienza che si fa religione e per giunta oltranzista, che vi attende già oltre i confini dell'Inquisizione con le sue assolute certezze, le decisioni irrevocabili, le inoculazioni per legge di qualunque robaccia vomitata per profitto da Big Pharma con la pretesa che sia innocua per definizione, la rinuncia al Metodo in favore del più pratico e rapido atto di fede, vero e proprio Popper (si, alludo) da aprire, "pof!" e inalare con gusto per non pensarci più e farsi sodomizzare allegramente dall'Industria. E, non c'è bisogno di dirlo, la Vergine di Norimberga (solo mediatica ma gia in embrione giudiziaria, per il momento) per gli eretici, alcuni dei quali sono proprio i reduci di quella Scienza di cui parlavo all'inizio. 

Lascienza invece è violenta, aggressiva, teppistica, uligana, come dimostrano i suoi testimonial che, incuranti dei conflitti di interesse con l'industria, se ne cingono anzi, e sburioni, come fossero gli ori delle madonne pellegrine durante le processioni. Lascienza governa ormai la medicina, l'economia, lasciando alla Contro-Alchimia che tramuta l'oro in piombo il settore più creativo della finanza. Lascienza si intrufola nei e pontifica sui rapporti sociali, esaltando discipline inutili e dannose come la sociologia, Lescienze sociali e ciò che resta della psicologia, compresa quella fine a sé stessa, onanistica, quella che una volta definii psicologia pugnettistica.

Lascienza, infine, offre i suoi servigi alla politica, esaltandosi nei periodi di totalitarismo latente, wannabe o conclamato, come puttana favorita del Potere. Lo ha sempre fatto. Gliscienziati che si offrirono per avallare tesi assurde e ricerche infami hanno in seguito riempito i banchi di una sezione apposita del processo di Norimberga. Mentre scrivo stanno correndo per il bis, assieme alle new entry: Igiornalisti. 

Oggi Breitbart ha pubblicato la notizia della pubblicazione su una rivista scientifica di uno studio tedesco sull'ossitocina, che sembra suggerire sottotraccia come la sua somministrazione alla popolazione potrebbe risolvere il problema della xenofobia. Il detto e non detto e quella sensazione di "se lo dicono i tedeschi dev'esserci la fregatura di mezzo".
L'ossitocina è un ormone che viene prodotto dall'ipofisi per indurre le contrazioni uterine del parto e la successiva lattazione dalle ghiandole mammarie. E' evidentemente un ormone dedicato alla femmina e in funzione della gravidanza, anche se i maschi sono in grado di produrlo, ovviamente in dosi e per scopi diversi. Fino a qualche anno fa non se lo filava nessuno, eppure ultimamente in rete si trovano un sacco di articoli più o meno seri che esaltano questa ossitocina come "ormone dell'amore", ormone dei mariti fedeli, del buonumore, ecc. Ora anche, "ormone del refugee welcome". Segno che stanno già preparando i poppers.

Vi traduco l'introduzione e il riassunto (abstract) dell'articolo citato da Breitbart:

Oxytocin-enforced norm compliance reduces xenophobic outgroup rejection

di Nina Marsh, Dirk Scheele, Justin S. Feinstein, Holger Gerhardt, Sabrina Strang, Wolfgang Maier, e René Hurlemann (Università di Bonn et al.)


"L'attinenza alla norma rinforzata dall'ossitocina riduce il rigetto xenofobico nei confronti dell'estraneo".

Nel mezzo della rapida globalizzazione che stiamo vivendo, la coesistenza pacifica tra culture richiede una profonda conoscenza delle forze che stimolano il comportamento prosociale e combattono la xenofobia. Le condizioni che promuovono tale comportamento altruistico nei confronti dell'estraneo non sono però ancora state determinate. Qui riportiamo i risultati di un esperimento a doppio cieco, controllato con placebo, che mostrano come l'aumento dell'attività dell'ossitocina, associato all'esposizione ai comportamenti caritatevoli può aiutare a contrastare gli effetti della xenofobia, alimentando l'altruismo nei confronti dei rifugiati. Questi risultati suggeriscono che la combinazione di ossitocina e norme altruistiche peer derivate riduce il rigetto nei confronti degli estranei perfino negli individui più egoisti e xenofobi e quindi dovrebbe contribuire a facilitare l'adattamento delle persone all'ecosistema in rapido cambiamento. 

Abstract

Non è mai accaduto prima che gli individui dovessero adattarsi ad ambienti sociali definiti dagli attuali livelli di diversità etnica e differenziazione culturale. Nonostante ciò vi è scarsità di evidenze neurobiologiche sulle strategie per ridurre il sentimento di xenofobia e aumentare la cooperazione altruistica con gli estranei. 

In una serie di esperimenti condotti nel contesto dell'attuale crisi dei rifugiati, abbiamo testato la propensione di 183 soggetti caucasici a donare denaro a persone in difficoltà, la metà delle quali erano rifugiati (outgroup) e l'altra metà nativi (ingroup). I partecipanti che ottennero punteggi bassi di xenofobia esibirono una preferenza altruistica per gli estranei, che aumentava dopo la somministrazione per inalazione del neuropeptide ossitocina. Al contrario, i participanti con livelli maggiori di xenofobia in genere non riuscivano a dimostrare altruismo nei confronti degli estranei. Questa tendenza poteva essere contrastata solo associando l'assunzione di ossitocina con norme altruistiche peer derivate, portando un aumento del 74% delle donazioni nei confronti dei rifugiati. Colletivamente, questi risultati rivelano le condizioni sociobiologiche associate all'altruismo nei confronti dell'estraneo, dimostrando che l'associazione tra l'induzione al comportamento caritatevole e l'aumento dell'attività del sistema dell'ossitocina riduce gli effetti della xenofobia, facilitando il comportamento prosociale nei confronti dei rifugiati. 


La prima parola che mi viene in mente dopo aver letto questa finanziera di frattaglie scientifiche è quella che verrebbe in mente non solo a me, umile scienziata per facoltà di scelta, ma a quegli scienziati di cui parlavo all'inizio:

BIAS

Si pronuncia "baias". E' il vizio che rende la ricerca nulla e che va evitato ad ogni costo. E' il pregiudizio, il preconcetto che insudicia l'indipendenza e purezza da Parsifal del metodo scientifico. Qui il bias è diventato il fondamento stesso della ricerca. E' una ricerca inzeppata di bias, ti sgusciano da tutte le parti. Vediamo i principali:

1) Presunzione che la xenofobia sia una cosa brutta da contrastare. Questa è chiaramente una visione politica e morale, non scientifica.
2) Presunzione che esista una cosa chiamata "xenofobia" diversa dalla fobia nei confronti degli stranieri che, come disturbo nevrotico, non è certamente da stigmatizzare moralisticamente.
3) Presunzione che l'outgroup sia, per definizione, "buono" e portatore di valori unicamente positivi e l'ingroup formato da individui egoisti tendenti alla negatività. Manicheismo, non scienza.
4) Presunzione che il donare al proprio simile sia comportamento meno meritevole di quello di donare al perfetto estraneo.
5)  Negazione dell'esistenza del normale comportamento aggressivo (nel senso di aggressività, non di aggressione) presente in ogni forma vivente nei confronti di un estraneo potenzialmente malintenzionato, nei confronti del quale è necessario essere pronti, all'occorrenza, a difendersi combattendo o ponendo in atto un comportamento di fuga.
6) Negazione totale del fenomeno della territorialità, o difesa del territorio, noto anche nelle peggiori bettole frequentate dai platelminti.
7) Negazione totale dell'esistenza del fenomeno della preferenza per il simile, che ha creato, mi rendo conto, la famiglia, la comunità, la nazione, lo Stato.
8) Negazione di secoli di risultati di precedenti ricerche scientifiche in campo etologico che dimostrano, come regola naturale ricorrente, l'esistenza della preferenza per il simile, della territorialità e della funzione adattiva e di sopravvivenza dell'aggressività.
9) Presunzione che il comportamento umano debba essere modificato radicalmente e stravolto per adattarlo ad un fenomeno circostanziato e limitato nel tempo. Bias della TINA.
10) Presunzione che siccome una ricerca è evacuata da un'Università, debba essere per questo attendibile nonostante la presenza di questa decina di bias estratti a caso.
11) Il bias più grave, infine, per una ricerca che vuole combattere la xenofobia: il razzismo. Il campione formato solo di CAUCASICI, ovvero bianchi. La ricerca denota un evidente PREGIUDIZIO RAZZIALE. Perché, ad esempio, nel campione non potrebbero essere compresi individui non caucasici che però vivono lo stesso problema dell'arrivo dei "rifugiati"?
12) La presunzione, quindi, che la xenofobia sia un tratto tipico del caucasico.

Purtroppo, questa è Lascienza e il 90% degli articoli scientifici ormai è robaccia come questa.
Manicheismo ascientifico. Perfino ai miei tempi, nella vituperata facoltà di psicologia, una ricerca come questa sarebbe stata definita impubblicabile perfino da Focus (con tutto il rispetto per la divulgazione).
Non ricerca indipendente ma conferma forzosa di costrutti dogmatici, commissionata dall'industria, dal governo, dal gruppo di potere dominante e, in questo caso specifico, dall'ideologia merkeliana: un misto di reliquati nazisti in crosta di Stasi. 

Nel merito di questa Cosa, di questa "ricerca", è ovvio che il trend, in risposta ai desiderata del Potere attuale è l'emasculazione selettiva del maschio bianco, la creazione di una popolazione europea residuale che ami essere fottuta, principio notoriamente phasheesta ma auspicato dagli antiphasheestee. Dopo i bambini maschi femminiellati a forza e bombati di ormoni da madri sciagurate, i maschi adulti ridotti a cicisbei portaborsette con i quali ormai puoi scambiarti, più che i fluidi, solo i trucchi, e i pochi maschi rimasti costretti a nascondersi e quasi a vergognarsi della virilità, come non pensare allo spruzzino che ti rende la perfetta passiva?
Mi sorge una domanda, però. Lo spruzzino lo potranno usare anche i "rifugiati"? Oppure loro potranno agire la loro aggressività e magari anche l'aggressione e noi potremo utilizzare, invece che lo spray al peperoncino, quello al pisanlov? 
Se pensano di doverci drogare per farceli accettare, però, implicitamente ammettono che 'sta gente che arriva non deve essere proprio il massimo.

Breitbart ha utilizzato, a corredo del suo articolo, la celeberrima immagine della "Cura Ludovico" di Arancia Meccanica, straordinaria allusione ai preparativi del nostro mondo futuro (ora attuale).
Ve lo ricordate il finale del fim, vero? Dopo aver ossitocinato Alex e averlo reso praticamente un piddino alla Civati pronto a ricroprire il ruolo del Ministro dell'Umanità, il Governo (Essi, i Soliti) decidono che quell'Alex non serve loro a un cazzo, che un individuo così è troppo remissivo (ovvero non riesce ad adattarsi, santa Etologia!) e decidono di restituirgli la cattiveria.
Morale del fratello Kubrick: l'aggressività, ovvero il normale istinto di fuga di fronte al pericolo, la capacità di reagire all'aggressione, sono l'unico modo che ha l'individuo di sopravvivere. E, purtroppo, l'individuo più aggressivo e aggressore è quello vincente. Non è phasheesmo, è La Natura.


giovedì 10 agosto 2017

Ultimo mondo meticcio e la bolla dei diritti subprime

"Questa è l'Africa come è realmente. Dove nero è bello, nero è brutto, nero è brutale".

Ah, cosa mi ha fatto ricordare oggi Barbapapà, i "Mondo" movies! Quei documentari, o meglio mockumentaries (falsi documentari perchè in realtà erano opere di finzione, ovvero fiction cinematografica spacciata per snuff movies) assai di moda negli anni settanta perché promettevano emozioni forti su pasti cannibaleschi, brutali riti iniziatici e usanze esotico-tribali più o meno disgustose. Tutta roba che oggi trovi in due secondi in rete, anche senza andare nel deep web, ma che allora potevi vedere solo in questi film vietati ai minori di 18 anni. Titoli indimenticabili come "Ultimo mondo cannibale", "Ultime grida dalla Savana", "Mondo cane","Africa addio" o il celeberrimo "Cannibal Holocaust". Un fenomeno, tra l'altro, in gran parte italiano.
Film che oggi, ovviamente, verrebbero considerati terribilmente razzisti nella loro brutale politica scorrettezza perché lì il selvaggio non era quello inesistente di Rousseau ma proprio quello originale senza mezzi termini e soprattutto mostrato in tutta la sua selvaggeria. 
Paradossalmente essi erano un inno sfacciato proprio a quella diversità fra culture, alla consapevolezza della separazione tra evoluto ed arretrato che oggi sono nascoste dalla maschera fasulla dell'uguaglianza, in realtà omologazione dell'essere umano modello unico e dell'oscenità del semo tutti uguali perchè ve lo diciamo noi. 

Le immagini brutali, gli impalamenti (finti ma spacciati per veri) ci scioccavano ma ci consolava il fatto che il selvaggio rimanesse confinato nel suo contesto originale. Capirai, è roba da Africa nera, da Amazzonia. Migliaia di gradi di separazione. Sembra impossibile, guardandoci indietro, ma nessuno aveva ancora pensato di imporci il terzo e quarto mondo a casa nostra. Ecco spiegato anche perché allora in genere non era necessario diventare razzisti. 
Se qualche "mondo movie" mostrava l'infibulazione, ovvero la resezione con una lametta senza anestesia dei genitali esterni femminili - altrimenti una donna da adulta non sarà rispettabile - praticata normalmente in molte realtà africane (e islamiche, nonostante ciò venga spesso negato), avremmo reagito con disgusto ma, usciti dal cinema, saremmo tornati alla nostra realtà evoluta dove le donne sono diventate perfino troppo viziate e possono girare incredibilmente a capo scoperto.

Ora no, ora sappiamo che queste pratiche, e non solo quelle usanze esotiche dei nostri ospiti che cominciano francamente a disgustarci come l'andare in giro nudi, defecare per strada e comportarsi in modo pre-civile nei rapporti interpersonali, secondo alcuni dovrebbero diventare accettabili nel segno dell'integrazione nostra nei confronti dei selvaggi e che da lì non si scappa. Prospettiva che ci fa giustamente orrore. 

La conseguenza è che, eliminata la distanza di sicurezza dal primitivo che ci permetteva ancora di essere progressisti e tolleranti, ora, alleluja, siamo diventati razzisti nei confronti degli africani come gli africani lo sono nei confronti degli europei e per lo stesso motivo: perché loro se li trovarono in casa e non erano solo bei book fotografici come quelli della Leni Riefenstahl. In fondo ormai tra bianchi e neri siamo pari e dovremmo preoccuparci entrambi piuttosto del colonialismo cinese in Africa che contribuisce ad espellere popolazioni locali verso l'Europa.

Il senso dei nazisti per il riciclarsi nell'amore per il buon selvaggio
Chi non ha il coraggio di ammettere di essere diventato razzista, perché ancora ammorbato dal sentimentalismo progressista, è costretto a sfogarsi aprendo la valvola dell'autorazzismo, quel particolare tipo di sentimento autodistruttivo che è l'odio per la propria gente. 

Ecco spiegato il meccanismo mentale di Barbapapà quando invoca, come un Sarkozy qualsiasi, le métissage.
Questa prosa è così significativa, mioddio. La leggiadria di utilizzare il termine "avere di mira" che evoca le armi e la guerra e con ragione, perché essi non vengono in pace e lui lo sa. Quelli non sono ET (che, per altro, per tutto il film voleva solo tornarsene a casa sua) ma i baccelloni della fantascienza anni 50. Basta guardare qualche video sugli assalti di energumeni neri a Calais o a Ceuta per rendersene conto. Selvaggi. Predatori. Pre-civili. Punto. 
Questo vecchio arnese scrivente parla di "antica ricchezza"invece che di civilità perché, come tutti coloro che sanno che salteranno in aria dopo aver premuto il bottone dell'autodistruzione, non vorrebbe lasciare superstiti e perché, da bravo convertito al progressismo, e quindi fanatico, ritiene la ricchezza un peccato. Che Dio li stramaledica nella loro ipocrisia.
Se delira di un mondo futuro che per problemi tecnici non vedrà mai, egli esprime il pio desiderio di chiunque si trovi troppo vicino alla barca di Caronte: quello di illudersi che le proprie opere e idee condizioneranno il futuro di chi gli sopravviverà. Povero grullo, il giorno stesso del funerale non siamo altro che cadaveri puzzolenti, residui fastidiosi di gente che finalmente si è levata dai coglioni e da cremare in tutta fretta, con i parenti che smaniano per svuotarci la casa e gettare tutte le nostre cose nell'immondizia, dopo averci prosciugato il conto corrente e aver tirato sul costo della bara: "Era una donna così semplice..." 
Per lasciare veramente qualcosa ai posteri si deve essere come minimo dei Mozart, non certo degli scribacchini qualsiasi che si atteggiano, in articulo mortis, ad ideologi e disegnatori da incubo del futuro.
Che orrore da Khmer Rouge, da totalitarismo comunista poi il popolo unico, la ricchezza media (media come? come la sua o quella di un operaio?), la cultura media (rappresentata dal liceo breve o brevissimo auspicato dalle ministre somare vogliose di consegnare branchi di somarelli direttamente dal Paese dei Balocchi al mondo del precariato) preludio ad uno "ius diploma" per tutti. Insomma, questa Medio-crità.
Mi sfugge il concetto di "sangue integrato" ed istintivamente lo aborro ma è normale. Io sono per la conservazione della diversità, anche di gruppo sanguigno e fattore Rhesus; lui è per l'omologazione, per l'emolisi buonista. Qualcosa che, grazie a Dio, non potrebbe e non potrà mai funzionare.

Alla fine però gli sono infinitamente grata. Se afferma che questo incubo distopico dell'Uomo Taglia Unica come le mutande cinesi è una roba di sinistra, sappiamo chi è il nemico e come dobbiamo comportarci di conseguenza. Con le armi della democrazia rappresentativa, naturalmente, fintanto che potremo usarle. 

Una nota finale che potrebbe sembrare di speranza. Quando si leggono i deliri degli immigrazionisti e dei mondialisti, sento le reazioni di panico di chi è convinto che questo sarà veramente il nostro futuro. Gente che indossa i visori della realtà virtuale forniti loro dai media mainstream e dal bloggume embedded, credendo di stare osservando la realtà fattuale e che commenta invariabilmente con un "finirà malissimo!" Gente immersa in un "mondo movie" che in fondo è solo un film. Dei Truman che ancora non si sono accorti di essere dentro lo show.
Mi spiego meglio. Non bisogna assolutamente cadere nel tranello della TINA. Chi ragiona come Scalfari, chi disegna futuri irrealizzabili spacciandoli per inevitabili e per giunta realizzabili non deve farci paura più di tanto e non solo perché si tratta di gente anagraficamente con un piede nella fossa.

Paragonare pappa e spaccia nigeriani ed altra soldataglia da sbarco ai martiri del lavoro di Marcinelle denota solo la disperazione e il panico del pre-catastrofe, un senso di sfida alla "o la va o la spacca" al fatto che gli italiani ingoieranno sempre e non si decideranno un giorno a risputar loro tutto in faccia.
La verità è che non li crede più nessuno. Nessuno ormai può negare l'evidenza che "quando infine la bugia diventa veramente troppo grossa, la gente finisce per rompersi i coglioni sul serio." L'Effetto Canale di Sicilia che Goebbels non aveva considerato. Il cigno nero benedetto. 

Chi negherebbe che questi mestatori siano ridotti ad attaccarsi ormai solo al consenso di pervertiti vari, ai quali promettono "diritti" che sembrano tanto dei warrant che non verranno mai riscossi. Anzi, che si sta facendo in modo che non possano essere mai riscossi. Se vi sembrano compatibili i diritti dei ghei con la sharia...
Ormai il mainstream, ovvero il megafono ufficiale del Modello Unico, è come la ragazzina de "L'esorcista": urla e vomita oscenità, mente, manipola, inganna perché riflette il suo ispiratore. Su questi desiderata mondialisti si legge merda sempre più pesante e tagliata male su giornali e blogghe allineati che sono praticamente già falliti e con i libri in tribunale ma che ancora ricevono un rating AAA dagli uffici della Propaganda. 

La speranza è rappresentata dal fatto che vi siano molti indicatori che quella dei migranti sia una gigantesca bolla pronta ad esplodere. La prossima della due bolle gemelle siamesi: migranti e welfare.
Se chi manipola le migrazioni sono speculatori come Soros forse occorre ragionare con i meccanismi della finanza speculativa. Rendendosi conto, prima di tutto, che il sistema è truccato e truffaldino, come si evince dalle menzogne sempre più spudorate della propaganda. 
Cosa sono, quelli promessi ai migranti dai fautori dell'immigrazione, ed alle minoranze dalle varie puttane dal cuore tenero, se non l'equivalente in "diritti" dei mutui subprime? In pratica stanno promettendo beni (tra l'altro i nostri, per questo la chiamano redistribuzione), diritti e welfare illimitati e rifinanziabili a chi non sarà in grado di contribuire al funzionamento del sistema ma potrà solo prosciugarlo e infine farlo implodere. Al raggiungimento del numero critico di assistiti, ovvero all'aumento illimitato dell'arrivo di persone, esploderà la bolla del welfare e di conseguenza quella dei migranti. E' però difficile immaginare migliaia di persone improvvisamente senza più assistenza e pronte a scannarsi le une con le altre e a saccheggiare intere città, come prevedono i pessimisti del "finirà male". Si, vi sarebbe un'ottima opportunità per il settore dei servizi privati di repressione del dissenso (un settore sul quale io punto molto) ma al quale gioverebbe assai di più un caos percepito come spauracchio e possibile minaccia futura, un caos somministrato lentamente per endovena come quello attuale. 
Più facile che si ricorra alla fine al solito "salvataggio" del sistema che consisterebbe nel blocco degli arrivi e nel rimpatrio di gran parte dei migranti Nel silenzio del maintream se occorressero le maniere forti, naturalmente. 

Bisogna scommettere contro tutto ciò che ci viene presentato come inevitabile, irreversibile e incrollabile. Tipo l'euro e la UE, ad esempio. 
Chi sta gonfiando una bolla sta probabilmente giocando anche sull'altro tavolo, ovvero scommettendo sulla sua esplosione. Magari mi sbaglio ma, dopo tutto, visto che le banche hanno avuto bisogno di una civiltà che le salvasse, contro tutte le previsioni e i moralismi, perché quella stessa civiltà non potrebbe essere anch'essa "too big to fail"?


sabato 15 luglio 2017

La dittatura orwelliana del politicamente corretto



Mentre è in uscita il nuovo numero di PuntoZero, che ancora una volta ospita un mio contributo, questa volta sulle "fake news", e che vi invito ad acquistare (anche in versione digitale), vi propongo l'articolo pubblicato sul numero precedente, sulla dittatura del politicamente corretto.
Ringrazio ancora una volta la redazione, la Nexus Edizioni e Tom per la fiducia e l'amicizia. Approdare ad un'isola dove vige la libertà di espressione più totale è un sollievo per noi naufraghi della democrazia.


La dittatura orwelliana del politicamente corretto


"Per eliminare riferimenti ritenuti sessisti, alcuni esponenti del movimento del Politically Correct proposero di sostituire la parola “waitron” a waiter e waitress (cameriere) e il consiglio comunale della città di Sacramento propose di sostituire al termine manhole (tombino) la parola “personhole”, optando alla fine per "maintainance hole".

Il tombino dal nome che richiama la mascolinità, che, scoperchiato, conduce ai confini estremi del ridicolo del Politicamente Corretto, non proviene da qualche sito di fake news ma si riferisce ad una notizia pubblicata sul New York Times nel lontano 1990. Esso può farci sorridere ma vengono i brividi pensando a come, nel frattempo, il movimento nato nelle università americane per contrastare la discriminazione di alcune categorie sia diventato, nelle mani dei gestori della globalizzazione e del sovranazionalismo, il principale strumento di controllo della comunicazione attraverso la propaganda, al fine di imporre la censura e la limitazione del diritto di espressione ed imporre una precisa agenda all'insegna del pensiero unico.
Oramai ogni giorno possiamo osservare esempi di come il politicamente corretto si insinui in ogni piega della nostra esistenza: dalle interazioni quotidiane tra individui alla comunicazione mediatica fino a livello legislativo, come dimostrano i tentativi di far passare leggi in suo nome con ben altro potenziale liberticida rispetto a quella che rinominò i tombini a Sacramento.
Come tutte le manifestazioni del totalitarismo – perché di ciò ormai si tratta – questa limitazione sempre più grottesca della libertà di pensiero e di espressione, che oltretutto è funzionale ad un progetto tutt'altro che rispettoso della vita umana e, come vedremo, in realtà pericolosamente discriminatorio verso una categoria in particolare di persone, condiziona sempre di più la nostra vita.

Non possiamo letteralmente più chiamare cose e soprattutto persone con il loro nome perché, così facendo, da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che potrà di certo sentirsene offeso.
Anche una semplice e frettolosa analisi logica dimostra che questa motivazione è totalmente arbitraria e fondata su una fallacia, ma bisogna capire che il totalitarismo è più affine alla fede cieca che alla logica ed al buonsenso. Anzi, di solito di questi ultimi rappresenta la completa negazione.

E' di qualche giorno fa la notizia di una sentenza che ha condannato come discriminante e umiliante l'appellativo di “clandestino” per quegli immigrati che non possiedono i requisiti per ottenere lo status di rifugiati, ovvero oltre il 90% dei migranti provenienti dall'Africa, secondo le statistiche, e definiti tali dalla legge 94 del 2009, tutt'ora in vigore, che prevede il reato di immigrazione clandestina. 
La parola clandestino non è un insulto ad personam, definisce “chi è entrato illegalmente in un territorio”, quindi chi, commettendo un reato, si qualifica come tale. Tuttavia, per negare la legge dichiarando in pratica di volerla disconoscere in nome del politicamente corretto, per sostituirla con il principio arbitrario e ideologico del “non esistono frontiere” che è uno dei suoi capisaldi, occorre interpretarla in senso morale. Anzi, moralistico.

Questa strada è molto pericolosa perché, in nome della difesa dell'onorabilità di qualcuno, tra l'altro non di tutti ma solo di alcuni individui categorizzati, paradossalmente, su base etnica, si rischia di creare una casta di individui intoccabili. Parafrasando Orwell, la legge è uguale per tutti ma non per alcuni. La qual cosa sta già accadendo in vari paesi europei, riguardo ai reati commessi dagli immigrati. Il politicamente corretto è il piede di porco che sta scardinando la rule of law e permette la normalizzazione assolutista dell'ingiustizia fondata sul pregiudizio di innocenza su base razziale, la quale permette che lo stupratore di una ragazzina venga condannato a soli due mesi di carcere solo perché è straniero, con il suo difensore che – oltretutto - definisce questa pena “eccessiva”.

Nei giorni scorsi il presidente americano Donald Trump nel suo famoso discorso che tanto è stato strumentalizzato e ridicolizzato dai media mainstream, ha avuto il merito di toccare il nervo scoperto della Svezia, ovvero ha portato in piena luce la situazione kafkiana in cui è precipitato il paese scandinavo da quando è sottoposto ad una immigrazione senza controllo e dalle conseguenze destabilizzanti per i propri cittadini ma imposta dall'alto a colpi di politicamente corretto, la versione moderna del martello di Thor.
Un poliziotto, Peter Springare, in servizio da oltre quarant'anni a Orebro, aveva denunciato qualche giorno prima su Facebook l'imposizione ricevuta dalle autorità di non citare la nazionalità dei perpetratori di crimini gravi come aggressioni, stupri e rapine, commessi, in maggioranza, come lui era in grado di testimoniare, da stranieri. La sua rivelazione ha provocato la reazione sdegnata dei suoi superiori e dei politicamente correttori di tutto il mondo ma anche quella, contraria e fatta di grande solidarietà e gratitudine per il coraggio dimostrato nel denunciare la censura, di tanti suoi concittadini. 

Secondo la giornalista svedese-americana Celia Farber, a causa della problematica dell'immigrazione dal terzo mondo e da culture diverse come quella islamica, che ormai troppo spesso entrano in collisione con lo spirito di tolleranza ed apertura del paese nordico, per non parlare dell'incapacità di integrarsi con l'evoluzione dei suoi costumi sessuali, la Svezia è rinchiusa in una gigantesca bolla di silenzio, dove viene applicata la forma più estrema al mondo di ideologia del politicamente corretto. La situazione attuale è il risultato, continua Farber, di un progetto di ingegneria sociale iniziato negli anni '50 all'interno del modello di socialdemocrazia del welfare che segue il cittadino “dalla culla alla bara” ma che si è tradotto in una forma subdola di controllo mentale, al quale gli svedesi risultano assai sensibili, a causa di una particolare tendenza al senso di colpa. Tra l'altro, attualmente, la quasi totalità delle risorse del welfare viene destinata ai “migranti” piuttosto che agli “autoctoni”.

In Svezia – come del resto anche in Germania, per ovvi motivi - l'accusa più grave ed infamante, che provoca il sentimento più cocente di vergogna è quella di razzismo. Per paura di essere chiamati razzisti gli svedesi hanno tollerato che, per anni, le loro autorità condonassero moralmente e non solo ogni tipo di reato commesso dagli stranieri, con il supporto assolutamente consapevole dei media mainstream che hanno applicato il silenziatore della propaganda all'informazione. Ora però che la narrazione non riesce più a nascondere l'evidenza dei fatti e ogni popolo europeo scopre di condividere gli stessi problemi legati all'emergenza immigrazione utilizzata come arma di pressione politica sugli stati, anche i più tolleranti svedesi si stanno ribellando ed è per questo che il coming out del poliziotto e le parole di Trump hanno avuto un effetto così dirompente, tanto che i cittadini cominciano a disdire gli abbonamenti ai giornali mainstream accusati di mentire sistematicamente sui problemi dell'immigrazione e riempiono di fiori il commissariato di Peter Springare. Così tanti che la polizia ha disposto il divieto di fotografarli. Censura ed ancora censura.

Sempre Celia Farber rivela, in una conversazione con Alex Jones di Infowars, che la risposta piccata del governo alla pubblica denuncia del disastro svedese fatta da Trump, a lui ispirata da un documentario mostrato la sera prima su Foxnews (ecco spiegato il famoso “cosa è successo ieri sera in Svezia”), rivela la volontà di non voler sentire criticare il proprio modello sociale, ovvero di negarne il palese fallimento. Del resto i problemi denunciati nel documentario di Ami Horowitz intitolato “La sindrome di Stoccolma”, come le “no go zones”, ovvero le zone delle città dove gli autoctoni e la polizia non osano avventurarsi, gli stupri e le aggressioni aumentati a dismisura e gli episodi di vera guerriglia urbana a colpi di granata in un contesto dove una volta erano praticamente inesistenti, sono una realtà non più negabile. 

Nel tentativo di tamponare almeno parzialmente i danni dell'immigrazione senza controllo, ma agendo in maniera maldestra e frettolosa, il governo sta causando vere e proprie ingiustizie, ovviamente passate sotto silenzio grazie ancora una volta alla bolla del politicamente corretto. Farber denuncia che ad essere furtivamente rimpatriati possono non essere i soggetti più violenti ma proprio i più deboli, come nel caso della bambina marocchina separata dalla famiglia e rispedita in Marocco da sola. 
Per non parlare di strani scambi di denaro che, secondo lagiornalista, potrebbero essere intercorsi tra la UE e l'Afghanistan, per oliare il rimpatrio dall'Europa di migranti di quel paese. 


Il politicamente corretto non riguarda ovviamente solo la questione immigrazione ma si insinua anche nella sfera più privata della sessualità. Se oggi, anche se ahimè solo nel mondo occidentale, la discriminazione e in alcuni casi la vera e propria persecuzione delle persone omosessuali è qualcosa di finalmente non più accettato, tuttavia alcuni movimenti e prese di posizione ideologiche cercano di imporre visioni del mondo che rischiano di alterare, anche in questo caso, il principio della logica e del buonsenso, oltre che del senso della misura. 
Prendiamo ad esempio l'inesistente problema dei bagni riservati ai transgender, cavalcato dal mondo dem americano e dall'ex presidente Obama come fosse questione di vita o di morte. Inesistente e strumentale perché nessuna persona in un bagno pubblico viene costretta a lasciare la porta aperta per mostrare il suo vero sesso. 
Oppure la vendita di inutili bambole transgender, quando è noto che nemmeno Barbie e Ken possiedono caratteri sessuali primari ma non per questo impediscono ai bambini – se lo vogliono e per loro libera scelta - di farsi domande sul loro sesso. 

Cosa assai più grave, il politicamente corretto giustifica e permette che, in nome del diritto alla scelta del genere e a diagnosi sempre più frequenti e assai dubbie della cosiddetta “disforia di genere”, bambini ancora impuberi vengano sottoposti a cure ormonali per il cambiamento di sesso, secondo una moda che finisce con l'ipersessualizzare i piccoli in maniera totalmente arbitraria. Le conseguenze di questa manipolazione invasiva dello sviluppo psicosessuale ha potenziali effetti devastanti anche sul piano fisico che però vengono negati in nome, indovinate di che cosa. In questo caso i media mainstream sono pronti ad invocare, ancora una volta, per conto dei loro padroni, il superamento di ogni restrizione. Commentando la legge australiana che impone il parere di un tribunale per autorizzare il trattamento ormonale, il Guardian afferma: “E'ora di superare questa legge inutile e stressante”
Mentre canali televisivi generalisti dedicano intere trasmissioni a questi “bambini straordinari”, viene da chiedersi poi chi possa mai avere un reale interesse a sessualizzare i bambini e la risposta è oltremodo inquietante.

Con il pretesto della difesa del transessualismo – fenomeno tutto sommato marginale in quanto a numeri - rischiano di saltare anche le leggi dello sport. Capita infatti che ragazze che assumono steroidi per diventare uomini vengano ammesse alle gare femminili, vincendole, senza che alcuno, a parte le avversarie, osi tirare in ballo la nota crociata contro il doping che in altre occasioni permette ipocritamente di escludere intere delegazioni nazionali di atleti dalle Olimpiadi per motivi esclusivamente politici.

Nel campo della religione, accade che, a causa di un disturbato che ha bruciato una copia del Corano, la Danimarca commini la prima condanna per blasfemia in 46 anni e che il Canada aggiunga al suo codice, oltre alla legge ancora in vigore contro la blasfemia, una sua versione particolarmente restrittiva e dedicata espressamente alla religione islamica sotto l'ombrello politicamente corretto dell'islamofobia: la mozione M-103.
E succede inoltre che, in Francia, la fondazione Terra Nova proponga di sopprimere il lunedì dell'Angelo e la festa dell'Ascensione, cristiane, per rimpiazzarle con una festa musulmana e una festa ebraica.

Chi legge queste notizie e si sofferma ad analizzarle, scopre infine che tutte queste protezioni sociali, culturali e ideologiche del pensiero unico politicamente corretto riguardano tutte le categorie eccetto una. Quella che è stata ritenuta, in un determinato momento zero, più o meno quando è entrata nel vivo, nel 2000, questa terza guerra mondiale sottotraccia, la responsabile di tutti i mali che hanno patito e patiscono tutte le altre. Un tutti contro uno dalle conseguenze facilmente prevedibili ma che rifiutiamo di considerare.
Il politicamente corretto, da strumento contro la discriminazione, la sta di fatto promuovendo attivamente nei confronti dell'individuo bianco, eterosessuale, occidentale, cristiano e, tra maschi e femmine, soprattutto nei confronti del maschio, etichettato come portatore di un arbitrario “privilegio bianco”. 
Non solo non protegge la sua eventuale debolezza, come ad esempio la sua ricaduta nella povertà a causa della crisi, tanto che in USA si discute se non sia lecito riservare i buoni pasto dell'assistenza sociale solo ai neri, insinuando che chi è bianco non ne abbia diritto e ne abusi, ma invita apertamente le altre categorie umane ad ignorarne le istanze, a marchiarlo e ad espellerlo dalla comunità, a pseudospeciarlo, secondo il concetto coniato da Erickson, con il quale si identifica il meccanismo di espulsione di qualcuno, che vi appartiene, dalla nostra stessa specie. Un fenomeno che è stato alla base dei genocidi che hanno caratterizzato il Novecento. 

In nome del privilegio bianco con il quale qualcuno ha deciso di marchiarci, siamo costretti a definirci con una denominazione che nessun giudice si azzarda a definire umiliante: autoctono. 
“Dati dicono che immigrati si stanno integrando e sostituendo ad autoctoni nella filiera produttiva”, twittava tempo fa un amministratore locale appartenente ad un noto partito di governo.
In Germania altrettanti esponenti politici dichiarano senza problemi che è un bene che i tedeschi si estinguano a causa della denatalità. Agli svedesi depressi che si rivolgono ai centri di igiene mentale vengono negate le cure con la giustificazione che “voi non ne avete bisogno”. 
Nelle stesse università americane che videro nascere il movimento contro la discriminazione razziale, si tengono lezioni dove studenti di colore e femministe inneggiano apertamente all'eliminazione della razza bianca e del maschio bianco, immeritevoli, secondo loro, addirittura “di procreare”, e vengono organizzati corsi sul “problema dell'essere bianchi”
Il proclama Black Lives Matter (le vite nere contano) dell'omonimo gruppo di attivisti dietro il quale si nasconde il solito George Soros, implica il suo pericoloso contrario (le vite bianche non contano). 

Se all'interno della comunità afroamericana che in massa e contro le aspettative dei democratici ha votato per Trump, queste prese di posizione estremiste non rappresentano l'opinione della maggioranza e vengono riconosciute sempre più spesso quali una forma al contrario del razzismo che essa ha subìto, “la nuova piantagione nella quale vogliono rinchiuderci”, la realtà raccontata dai media, come al solito, è alterata. I media spingono apertamente i gruppi etnici allo scontro frontale, alle guerre razziali.
La stessa furia in forma iconoclasta si rivolge contro la cultura bianca e occidentale, presa in blocco e senza fare distinzioni tra Hegel e il Mein Kampf, tra Mozart e il colonialismo brutale. Tutto ciò che è bianco è da condannare e cancellare, riscrivendo, come fanno le dittature, i libri di storia ad immagine e somiglianza del proprio particulare.

In un paese altrettanto paradigmatico della degenerazione del globalismo, il Sud Africa, la legge BEE che doveva tutelare “le minoranze”, attraverso l'assunzione obbligatoria di una maggioranza di lavoratori neri per le aziende che vogliono lavorare per il governo, ha provocato di fatto la reintroduzione di un apartheid al contrario, visto che i neri sono numericamente in maggioranza e quindi non rimangono posti di lavoro disponibili per le minoranze, questa volta quelle vere, con di conseguenza l'esplosione della povertà nei ceti medi bianchi e degli altri gruppi etnici del paese. La protesta della comunità cinese, altrettanto svantaggiata in quanto considerata “bianca”, ha provocato perfino la richiesta diriclassificare i cittadini asiatici nella categoria dei neri al fine di superare la discriminazione di fatto.

La stessa cappa di silenzio mediatico che censura i reati commessi dagli immigrati e le proteste dei cittadini europei oramai copre e, tacendola, vi acconsente, ogni espressione di odio nei confronti di uno specifico gruppo razziale ed etnico, il nostro, chiamato “razza bianca” apertamente e senza vergogna. L'hate crime è concesso unidirezionalmente e senza limiti e la discriminazione, cacciata dalla porta dal politicamente corretto, sta rientrando, a causa sua, dalla finestra.

Per parafrasare ancora una volta George Orwell: Tutte le categorie sono protette ma una potrà essere discriminata a piacimento. Rendersi conto che siamo immersi in questa follia, la cui posta in gioco è la distruzione della nostra civiltà occidentale, può forse permettere a qualcuno di porvi rimedio. Prima che ci venga impedito del tutto di denunciarla e prima che sia troppo tardi.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...